avvocato e psicologo

Avvocato e Psicologo. Un’accoppiata vincente

Un lavoro di squadra.

Psicologo e Avvocato, per quanto professione e operato possano apparire relativamente differenti, si occupano, in un certo senso, della stessa materia: l’Uomo.

Certo, ovviamente sotto diversi punti di vista. Ci mancherebbe.

Ma se ci fermiamo ad osservare i nostri due amici noteremo che hanno qualcosa in comune.

Ad esempio, la giustizia si sofferma incuriosita su alcune variabili tipiche della psicologia. Vediamo entrambi i professionisti, infatti, affacciarsi verso processi cognitivi ed emotivi, così come al comportamento e alle dinamiche relazionali. Non mancano, ovviamente, riferimenti ai conflitti e al contesto con le sue norme, le sue leggi e le loro implicazioni.

Ma non solo!

L’interconnessione sinergica tra i due è anche facilitata da una sorta di asimmetria.

Già!

Sono proprio le differenze tra il mondo psicologico e quello giuridico-forense che ne garantiscono una collaborazione efficace e funzionale fatta di incastri e scambi.

Una partnership in cui i due non potrebbero sconfinare nemmeno se volessero.

In determinati contesti, possiamo individuare una vera a propria interdipendenza fondamentale ai fini del servizio offerto e dei suoi obbiettivi.

In altre parole “Two gust is megli che uan!

La giurisprudenza, così come la psicologia, operano in infiniti ambiti e spesso le loro vie si possono incrociare.

In questi casi l’integrazione delle competenze dei due professionisti permette di garantire un’assistenza completa. Infatti, per quanto strumenti e metodi siano distinti, i nostri due professionisti condividono comunque l’interesse verso il benessere del cliente.

Ma in quale occasione Avvocato e Psicologo collaborano?

Come abbiamo detto poco fa, tra gli svariati ambiti di intervento, i due possono ritrovarsi fianco a fianco.

Poniamo ad esempio contesti in cui viene richiesta la tutela dell’assistito, o la gestione e mediazione dei conflitti, la risoluzione di problematiche sociali o familiari, o la valutazione delle capacità testamentarie.

In questi casi, quindi, come migliora il sostegno legale?

La collaborazione tra psicologo e avvocato, ormai frequente all’interno di molti studi legali, offre un approccio nuovo al cliente. Un servizio che pone particolare attenzione non solo ai bisogni legali ma anche a quelli soggettivi ed emotivi.

Vi proponiamo uno scenario. Così, giusto per rendere meglio l’idea.

Ipotizziamo una situazione di controversia giudiziale, in cui il cliente si rivolge all’avvocato per essere rappresentato e difeso in causa. In questo caso il ruolo del professionista sarà quello di far valere i diritti del cliente.

E fin qui tutto fila liscio. (Bravo Avvocà!)

Tuttavia non è raro che il nostro caro Cliente possa riscontrare vissuti di ansia, angoscia, panico, tristezza, sensi di colpa o vergogna.

Vissuti, questi, che possono presentarsi prima, durante e/o dopo l’iter giudiziario.

Parliamo infatti di un’esperienza che vede il cliente come parte attiva e centrale. Un ruolo che richiede un certo sforzo da un punto di vista emotivo, relazionale e cognitivo.

La sentenza, in quanto evento stressante, porta con se echi psicologici che potrebbero influenzare il nostro quotidiano. Il tutto possiamo incontrarlo sotto forma di inappetenza, insonnia o sintomi psicosomatici (emicrania, gastrite, ecc…).

In tal caso potrebbe rivelarsi utile l’intervento dello psicologo.

Questo secondo professionista, utilizzerà metodi e strumenti impiegati al benessere psicologico del cliente.

In breve, l’intero iter giudiziario e il suo strascico, è un’esperienza che richiede l’attivazione di nuove risorse e nuovi strumenti al fine di ristabilire un nuovo equilibrio. Ciò che viene messo in gioco è la nostra percezione di sicurezza e di auto-efficacia, e la consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre risorse interne o esterne.

Il match dei nostri sogni.

Immaginate la scena: un cliente, durante o dopo tutta la “trafila giudiziaria”, sente il bisogno di rivolgersi ad uno psicologo. Oppure, succede il contrario: l’avvocato, durante o dopo l’intero iter giudiziario, vuole proporre al proprio cliente la possibilità di un percorso psicologico.

Ecco! Cosa si può fare in questi casi?

Prima di tutto, da grandi tifosi del lavoro di squadra, corre in nostro soccorso la Legge 247/2012.

Questa legge (all’art. 4, co. 2), consente ad alcune categorie di liberi professionisti, di poter partecipare alle associazioni tra avvocati. In questo caso Si fa riferimento a professionisti organizzati in ordini e collegi (tipo: Psicologi, Medici, Architetti, Ingegneri, Commercialisti, ecc…)

In breve, in ottica multidisciplinare, il nostro caro e buon psicologo può entrare a far parte di un associazione tra avvocati.

Ovviamente vale anche al contrario, ovvero che l’avvocato può partecipare alle associazioni di psicologi.

Ma al cliente, che beneficio porterebbe questa possibilità?
1) Base d’appoggio.

Tutti cerchiamo stabilità.

Offrire un servizio basato sulle proprie competenze professionali significa anche cogliere ogni cambiamento e richiesta da parte del cliente, saperla gestire e riformulare.

In questo caso, se richiesto e se necessario, proporre un servizio parallelo che possa favorire il benessere del proprio cliente, significa garantirgli una base d’appoggio ben salda e coerente con il servizio offerto.

2) Continuità

Tutti abbiamo dei limiti.

Come abbiamo detto, se richiesto o necessario, l’avvocato può invitare il proprio cliente a rivolgersi ad uno psicologo. In questo scenario, è un attimo passare dal “è il migliore avvocato” al “sto solo perdendo tempo e soldi”.

Offrire una lista di professionisti che possano contribuire al raggiungimento dell’obiettivo offrirà al vostro cliente un senso di continuità e sostegno di cui potrebbe aver bisogno.

3) 360 gradi

Ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa.

Una base d’appoggio che sia stabile e continua, non può fare a meno che considerare l’importanza della collaborazione.

Infatti psicologo e avvocato nel loro collaborare garantiscono al cliente un servizio che possa integrarsi tanto con le esigenze legali quanto con quelle psicologiche.

Significa, in breve, offrire al cliente un sostegno essenziale e professionale che presti attenzione e cura ad ogni dettaglio.

Inoltre, piccola chicca, il segreto professionale tra cliente e psicologo è sacro anche qualora fosse consigliato da un avvocato (o, ad esempio, medico).

Ma, tornando alla Legge sopra citata, ai professionisti, che beneficio porterebbe?

Gli ambiti in cui la Psicologia può camminare a braccetto con la Giustizia sono svariati. Di conseguenza sono molteplici anche i contributi che questa può offrire.

Se siete curiosi, purtroppo, devo avvisarvi che questa è un’altra storia.

Ma non temente, ci ritroveremo al prossimo articolo.

A presto!

Un lavoro di squadra.

Psicologo e Avvocato, per quanto professione e operato possano apparire relativamente differenti, si occupano, in un certo senso, della stessa materia: l’Uomo.

Certo, ovviamente sotto diversi punti di vista. Ci mancherebbe.

Ma se ci fermiamo ad osservare i nostri due amici noteremo che hanno qualcosa in comune.

Ad esempio, la giustizia si sofferma incuriosita su alcune variabili tipiche della psicologia. Vediamo entrambi i professionisti, infatti, affacciarsi verso processi cognitivi ed emotivi, così come al comportamento e alle dinamiche relazionali. Non mancano, ovviamente, riferimenti ai conflitti e al contesto con le sue norme, le sue leggi e le loro implicazioni.

Ma non solo!

L’interconnessione sinergica tra i due è anche facilitata da una sorta di asimmetria.

Già!

Sono proprio le differenze tra il mondo psicologico e quello giuridico-forense che ne garantiscono una collaborazione efficace e funzionale fatta di incastri e scambi.

Una partnership in cui i due non potrebbero sconfinare nemmeno se volessero.

In determinati contesti, possiamo individuare una vera a propria interdipendenza fondamentale ai fini del servizio offerto e dei suoi obbiettivi.

In altre parole “Two gust is megli che uan!

La giurisprudenza, così come la psicologia, operano in infiniti ambiti e spesso le loro vie si possono incrociare.

In questi casi l’integrazione delle competenze dei due professionisti permette di garantire un’assistenza completa. Infatti, per quanto strumenti e metodi siano distinti, i nostri due professionisti condividono comunque l’interesse verso il benessere del cliente.

Ma in quale occasione Avvocato e Psicologo collaborano?

Come abbiamo detto poco fa, tra gli svariati ambiti di intervento, i due possono ritrovarsi fianco a fianco.

Poniamo ad esempio contesti in cui viene richiesta la tutela dell’assistito, o la gestione e mediazione dei conflitti, la risoluzione di problematiche sociali o familiari, o la valutazione delle capacità testamentarie.

In questi casi, quindi, come migliora il sostegno legale?

La collaborazione tra psicologo e avvocato, ormai frequente all’interno di molti studi legali, offre un approccio nuovo al cliente. Un servizio che pone particolare attenzione non solo ai bisogni legali ma anche a quelli soggettivi ed emotivi.

Vi proponiamo uno scenario. Così, giusto per rendere meglio l’idea.

Ipotizziamo una situazione di controversia giudiziale, in cui il cliente si rivolge all’avvocato per essere rappresentato e difeso in causa. In questo caso il ruolo del professionista sarà quello di far valere i diritti del cliente.

E fin qui tutto fila liscio. (Bravo Avvocà!)

Tuttavia non è raro che il nostro caro Cliente possa riscontrare vissuti di ansia, angoscia, panico, tristezza, sensi di colpa o vergogna.

Vissuti, questi, che possono presentarsi prima, durante e/o dopo l’iter giudiziario.

Parliamo infatti di un’esperienza che vede il cliente come parte attiva e centrale. Un ruolo che richiede un certo sforzo da un punto di vista emotivo, relazionale e cognitivo.

La sentenza, in quanto evento stressante, porta con se echi psicologici che potrebbero influenzare il nostro quotidiano. Il tutto possiamo incontrarlo sotto forma di inappetenza, insonnia o sintomi psicosomatici (emicrania, gastrite, ecc…).

In tal caso potrebbe rivelarsi utile l’intervento dello psicologo.

Questo secondo professionista, utilizzerà metodi e strumenti impiegati al benessere psicologico del cliente.

In breve, l’intero iter giudiziario e il suo strascico, è un’esperienza che richiede l’attivazione di nuove risorse e nuovi strumenti al fine di ristabilire un nuovo equilibrio. Ciò che viene messo in gioco è la nostra percezione di sicurezza e di auto-efficacia, e la consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre risorse interne o esterne.

Il match dei nostri sogni.

Immaginate la scena: un cliente, durante o dopo tutta la “trafila giudiziaria”, sente il bisogno di rivolgersi ad uno psicologo. Oppure, succede il contrario: l’avvocato, durante o dopo l’intero iter giudiziario, vuole proporre al proprio cliente la possibilità di un percorso psicologico.

Ecco! Cosa si può fare in questi casi?

Prima di tutto, da grandi tifosi del lavoro di squadra, corre in nostro soccorso la Legge 247/2012.

Questa legge (all’art. 4, co. 2), consente ad alcune categorie di liberi professionisti, di poter partecipare alle associazioni tra avvocati. In questo caso Si fa riferimento a professionisti organizzati in ordini e collegi (tipo: Psicologi, Medici, Architetti, Ingegneri, Commercialisti, ecc…)

In breve, in ottica multidisciplinare, il nostro caro e buon psicologo può entrare a far parte di un associazione tra avvocati.

Ovviamente vale anche al contrario, ovvero che l’avvocato può partecipare alle associazioni di psicologi.

Ma al cliente, che beneficio porterebbe questa possibilità?
1) Base d’appoggio.

Tutti cerchiamo stabilità.

Offrire un servizio basato sulle proprie competenze professionali significa anche cogliere ogni cambiamento e richiesta da parte del cliente, saperla gestire e riformulare.

In questo caso, se richiesto e se necessario, proporre un servizio parallelo che possa favorire il benessere del proprio cliente, significa garantirgli una base d’appoggio ben salda e coerente con il servizio offerto.

2) Continuità

Tutti abbiamo dei limiti.

Come abbiamo detto, se richiesto o necessario, l’avvocato può invitare il proprio cliente a rivolgersi ad uno psicologo. In questo scenario, è un attimo passare dal “è il migliore avvocato” al “sto solo perdendo tempo e soldi”.

Offrire una lista di professionisti che possano contribuire al raggiungimento dell’obiettivo offrirà al vostro cliente un senso di continuità e sostegno di cui potrebbe aver bisogno.

3) 360 gradi

Ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa.

Una base d’appoggio che sia stabile e continua, non può fare a meno che considerare l’importanza della collaborazione.

Infatti psicologo e avvocato nel loro collaborare garantiscono al cliente un servizio che possa integrarsi tanto con le esigenze legali quanto con quelle psicologiche.

Significa, in breve, offrire al cliente un sostegno essenziale e professionale che presti attenzione e cura ad ogni dettaglio.

Inoltre, piccola chicca, il segreto professionale tra cliente e psicologo è sacro anche qualora fosse consigliato da un avvocato (o, ad esempio, medico).

Ma, tornando alla Legge sopra citata, ai professionisti, che beneficio porterebbe?

Gli ambiti in cui la Psicologia può camminare a braccetto con la Giustizia sono svariati. Di conseguenza sono molteplici anche i contributi che questa può offrire.

Se siete curiosi, purtroppo, devo avvisarvi che questa è un’altra storia.

Ma non temente, ci ritroveremo al prossimo articolo.

A presto!

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