Regime fiscale - Avventura del giovan psicologo

Il Regime Fiscale e il Giovane Psicologo. Una nuova avventura

Regime fiscale - Avventura del giovan psicologo
Il regime fiscale dello psicologo. Passo dopo passo.

La crescita professionale e personale, questa volta, vede il giovane psicologo immerso in una nuova avventura. Lo troviamo, infatti, fronteggiare le proprie aspettative. Armato di buona speranza e un adeguato senso di realtà, dovrà definire il proprio regime fiscale.

Ci eravamo salutati così.

Come quando interrompono le puntate della nostra serie TV preferita. Con quello sguardo che ti dice che sta per accadere qualcosa.

Nell’avventura precedente abbiamo parlato della P.Iva.

Giovane psicologo e commercialista, seduti al tavolo, devono discutere del regime fiscale.

Ma proviamo a vederci meglio. Quindi, zaino in spalla e il coltellino multiuso in tasca, accendiamo la nostra torcia e addentriamoci nell’oscura caverna.

Il regime fiscale.

Per cominciare: qua le cose si complicano. Attenzione!

Il Regime Fiscale è l’insieme di “regole” da seguire per determinare il reddito (e le tasse da versare).

Ci sono diversi tipi di Regimi: Ordinario, Semplificato e Forfettario (dl 190/14).

In questa sede proviamo ad approfondire gli ultimi due. La loro differenza sta, in pratica, nel determinare ciò che sarà oggetto di tassazione (in termini tecnici: “Base Imponibile”).

Ordinario/Semplificato:

In questo caso la tassa si calcola dalla differenza algebrica tra gli incassi/anno (le fatture) e l’insieme di tutti i costi sostenuti (o meno) per l’attività.

Forfettario:

Differente dal primo tipo di Regime Fiscale, in questo caso si considererà imponibile il 78% dell’incasso/anno. Così, senza troppi giri. In pratica non si contano gli eventuali costi professionali.


Ma adesso arriva il bello: calcolatrice alla mano e facciamo due calcoli.

Proviamo a contestualizzare il tutto.

Come nelle migliori opere teatrali, abbiamo una preparazione, un backstage, una struttura, un’organizzazione di base e delle possibili spese improvvise.

Andiamo con calma. Osserviamo i costi riferiti alla professione di psicologo e proviamo a differenziarli tra: “imprescindibili” e “da tenere sotto occhio”.

Sicuramente, essendo uno psicologo, il nostro giovane professionista ha una quota di iscrizione allAlbo Regionale (art.1 del Cod. Deontologico), una Polizza Assicurativa (ad esempio C.A.M.P.I. o qualsiasi altra RC professionale) e, prima o poi dovrà anche versare dei contributi presso lENPAP (proviamo ad accantonare qualcosa per la nostra porzione di spiaggia alle Canarie) .

Questi sono le spese che dovremmo considerare come imprescindibili (bella parola) ovvero che senza le quali, il nostro caro professionista, non potrebbe operare.

Indovinate un po’, non sono le uniche. 

Vediamo, quindi, quali sono le altre spese che il nostro giovane psicologo dovrebbe considerare.

Facciamo una serie di ipotesi.
Il dove:

Prima di tutto ipotizziamo che il nostro giovane psicologo libero professionista abbia uno studio.

In questo caso dobbiamo includere le spese di affitto/mutuo e le eventuali spese di gestione. Tra queste troviamo:

  • possibile mobilio;
  • eventuali bollette,
  • pulizie o prodotti per pulire (alla fine è una spesa sia il rivolgersi al personale delle pulizie, sia l’acquisto di prodotti),
  • un PC, una stampante, un cellulare;
  • eventuale cancelleria;
  • un POS (legge 124/2019);
  • bigliettini da visita per sentirsi figo.
In altre parole, tutto ciò che possa, nel concreto, creare connessione, contatto e incontro con il cliente.

Il mondo digitale.

Ipotizziamo che il nostro giovane psicologo prova ad affacciarsi alla presenza digitale (Sito, Social Network, Piattaforme varie). In questo caso i costi presentano una considerevole differenza sulla base delle attività che decide di intraprendere (ma questa, ovviamente, è un’altra storia).

La Formazione.

Aspetto molto importante. Come tutti sanno lo psicologo, un professionista sanitario, da codice deontologico (Art.5 del Cod. Deontologico) è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione e aggiornamento professionale.

Adesso, il fatto che la violazione di quest’obbligo determini un illecito disciplinare, ci porta a considerare anche la presenza di spese legate alla formazione e all’aggiornamento.

Anche in questo caso, la spesa può presentarsi in forma diversificata. Quindi inseriamo queste spese tra quelle da tenere sotto occhio.

Infatti, che sia una scuola di specializzazione, un master, un corso di aggiornamento e formazione, dobbiamo comunque tener conto della presenza ti questa spesa nel corso dell’esperienza professionale del nostro giovane psicologo.

Gli strumenti.

Un’altra spesa che va in linea con lo studio e con la formazione riguarda l’importanza di reperire, organizzare e gestire gli strumenti professionali. Nello specifico parliamo di oggetti, per così dire, che fanno parte della nostra attività. Faccio un esempio: io, spesso, mi ritrovo ad utilizzare materiali a fini psicodiagnostici. Ecco, il costo di questi materiali non solo si nasconde nell’acquisto, ma, per alcuni, anche nel loro utilizzo.

Il Branco.

In fine, forse l’ultima spesa riguarda il bisogno di far parte di una comunità.

In altre parole, lo psicologo (per fortuna) non sta chiuso nel suo studio ad aspettare con sottofondo il ticchettio dell’orologio. Il nostro giovane psicologo, in breve, ha bisogno di un gruppo (per utilizzare un termine semplice). In altre parole, una sorta di combriccola con cui condividere innovazioni, idee, o semplicemente guardarsi e annuire. 

Infatti, fantasie buffe a parte, in questo caso l’iscrizione a delle associazioni serve proprio a creare un confronto, uno scambio su metodi, strumenti, idee e progetti utile a garantire un’efficienza professionale costantemente nuova e rinnovata.

Adesso, vien da sé, se il nostro giovane psicologo aderisce al regime semplificato, tutti i costi fin qui elencati saranno decurtati dalla base imponibile e, quindi, saranno considerati nel processo di determinazione delle tasse che il nostro giovanotto dovrà versare.

Come scegliere il regime fiscale più conveniente?

Escludendo eventuali valutazioni su aliquote, scaglioni di imponibile e pianificazione tributaria (da fare con l’esperto) procediamo con un quesito: i miei costi/anno incideranno più del 22% (percentuale di forfettizzazione)?

Se la risposta è “Sì”, lasciate perdere il regime forfettario.

Cos’altro rimane da fare?

Abbiamo aperto la partita iva e definito il regime, ma adesso il nostro caro e buon giovane psicologo  dovrebbe cominciare ad emettere fattura.

Nella prossima avventura osserveremo gli aspetti essenziali della fattura e proveremo a strutturarne una.

Alla prossima avventura!

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Dott. Gabriele Falsaperla

Maildott.falsaperla@gmail.com

Studio D’Antone Diolosà Falsaperla
Avvocati e Fiscalisti

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